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Mastopessi e Mastoplastica riduttiva

Brevi cenni sulle condizioni che possono rendere utile un intervento di Mastoplastica Additiva
La mastoplastica additiva è l’intervento utilizzato per l’aumento del volume del seno ottenuto con l’inserimento di protesi mammarie di silicone. Le protesi utilizzate a tal fine hanno  varie forme e dimensioni e vengono scelte di caso in caso in base alle caratteristiche della corporatura della paziente e alle sue richieste. Recentemente sono state introdotte protesi denominate anatomiche, con una forma che, una volta che esse siano state posizionate nella sede prescelta, è in grado di dare un risultato molto simile ad un seno naturale.

Le protesi possono essere inserite:
–    dietro la ghiandola mammaria, sopra o sotto al muscolo pettorale
–    oppure, grazie alla recente tecnica del Dual Plane, in un piano sottomuscolare sui 2/3 superiori e in un piano sottoghiandolare a livello del polo inferiore
–    o a livello sottofasciale: le protesi vengono posizionate sotto la fascia del muscolo pettorale.
Le incisioni per inserire le protesi possono essere effettuate, a seconda della tecnica e del tipo di protesi utilizzate, intorno all’areola mammaria, a livello del cavo ascellare oppure in corrispondenza del solco sottomammario.

Quando è utile la mastoplastica additiva
La mastoplastica additiva è utile nei casi di volume mammario  giudicato troppo piccolo (ipoplasia mammaria), anche a seguito di una perdita di volume delle mammelle dopo gravidanza e/o allattamento, per un’alterazione della forma e del volume del seno in seguito ad un dimagrimento,
in caso di asimmetria del volume delle mammelle (esse sono diverse tra di loro).

Indicazioni terapeutiche per l’intervento di mastoplastica additiva
Non si può parlare di vere e proprie indicazioni terapeutiche in quanto l’intervento di mastoplastica additiva è un intervento puramente estetico.

Tecniche di intervento
La mastoplastica additiva  può essere eseguita in anestesia locale con opportuna sedazione o in anestesia generale. La scelta viene concordata con la paziente in base alla tecnica chirurgica scelta, alla propensione della stessa paziente ed alle abitudini del chirurgo. La durata dell’intervento può essere compresa tra 50 minuti e 2 ore circa.
Con l’intervento si crea una tasca che accoglierà la protesi nel piano prescelto (retroghiandolare, retromuscolare o in quello individuato dalla tecnica del dual plane).
L’incisione chirurgica per ottenere la tasca dove sarà  inserita la protesi può essere eseguita a livello del solco inframammario (plica cutanea posta al di sotto della mammella), del cavo ascellare o dell’areola, La scelta della protesi in silicone è molto ampia: essa può essere di forma rotonda o protesi anatomica (simile a una “goccia”), in cui le cui misure possono variare sulle tre dimensioni:  larghezza altezza e proiezione.
Un’altra caratteristica da concordare tra chirurgo e paziente è rappresentata dalla coesività (compattezza) del silicone che costituisce le protesi: in base ad essa si può avere una maggiore o minore morbidezza dell’impianto.
Ognuna di queste variabili viene valutata nel corso della visita preoperatoria per scegliere la protesi che meglio si adatta all’anatomia del fisico e delle mammelle e ai desideri della paziente.
Dopo aver posizionato le protesi, si verifica la simmetria del volume delle mammelle ottenute e della posizione assunta dai complessi areolo-capezzolari.
Prima della chiusura dell’accesso alle tasche protesiche vengono inseriti due drenaggi, che saranno rimossi dopo 24/48 ore circa e, comunque, in base al decorso clinico.
Con la sutura della via d’accesso  termina l’intervento. Dopo la medicazione si può praticare un bendaggio di tipo elasto-compressivo al fine di contenere l’edema post-chirurgico. L’indomani (prima della dimissione e dopo rimozione dei drenaggi), tale medicazione con bendaggio sarà sostituita da apposito reggiseno, che la paziente avrà provveduto di procurarsi i giorni precedenti l’intervento.

Possibili rischi e complicazioni dell’intervento di mastoplastica additiva
In rari casi un intervento di mastoplastica additiva può avere come complicanza una contrattura capsulare: il tessuto fibroso, chiamato capsula, che il corpo produce per “isolare” l’elemento estraneo rappresentato dalla protesi mammaria subisce una trasformazione degli elementi che lo compongono irrigidendosi e contraendosi. Si può facilmente cercare di evitare tale complicanza, ricorrendo a protesi che hanno l’involucro testurizzato ed eseguendo manovre di auto-massaggio da praticare nel periodo post-operatorio.
Un’infezione che può avvenire sia nelle prime settimane dall’operazione che in una fase più tardiva (la tempistica di insorgenza di una infezione della/e protesi mammaria/e dipende dal tipo di batterio che se ne rende responsabile), rende solitamente  necessaria la rimozione della protesi. Utilizzando tecniche chirurgiche ormai standardizzate e eseguendo una routinaria profilassi antibiotica si può  affermare che si tratta di una possibilità molto remota.
Anche la dislocazione (spostamento della protesi dalla sede stabilita con l’allestimento della tasca che la ospita) e/o la rotazione di una o entrambe le protesi (protesi anatomiche) per la cui correzione bisogna eseguire un nuovo intervento, rappresentano evenienze rare e normalmente prevenibili.
In alcune casistiche sono segnalate alterazioni della sensibilità dell’areola e del capezzolo: sono insolite e per lo più temporanee, in rarissimi casi possono restare permanenti.

Preparazione pre-operatoria
Ad una prima visita iniziale, nel corso della quale la paziente ha modo di conoscere il chirurgo e la sua filosofia di approccio alla correzione della sua specifica carenza di volume delle mammelle, segue una seconda  per fornire la lista degli esami pre-operatori, decidere i dettagli dell’intervento, discutere i possibili risultati ottenibili alla luce della caratteristica delle protesi che si è deciso di impiantare.
Verrà poi sempre effettuato un colloquio preoperatorio con l’anestesista (di solito in presenza dei risultati degli esami richiesti).
E’ fondamentale informare il chirurgo e l’anestesista di qualsiasi eventuale trattamento in corso con farmaci (qualunque essi siano).
E’ importante non assumere aspirina (o medicamenti che la contengano), come pure farmaci appartenenti alla categoria degli antiinfiammatori/antidolorifici (quali Aulin, Feldene, Oki, Brufen, Moment…) per una-due settimane prima e per alcuni giorni dopo l’intervento. Tali farmaci alterano la funzione dell’aggregazione delle piastrine (cellule del sangue che agiscono nelle prime fasi della coagulazione), causando sanguinamento, con i rischi connessi (formazione di ematomi, anemia azione).
È indiscutibilmente utile eliminare il fumo per almeno due settimane prima dell’intervento.
Le pazienti in che ricorrono a contraccettivi orali, di solito non devono interromperne l’assunzione prima dell’intervento; però è necessario specificare nella visita anestesiologica che tipo di contraccettivo sia utilizzato.

L’anestesia
L’intervento può essere eseguito in anestesia generale o in anestesia locale con sedazione profonda: il dr. Arturi esegue solitamente interventi in a. generale.

Dopo l’intervento? Cosa fare, come, quando, dove…
Il periodo di degenza post-operatoria è solitamente di un giorno. Alla dimissione vengono prescritti degli analgesici e antibiotici. I punti di sutura vengono rimossi una o due settimane, mentre il contenimento mediante reggiseno va mantenuto per tre quattro settimane dall’intervento.
L’attività lavorativa è sospesa per un periodo di tempo che dipende dalla natura della stessa: per i lavori che richiedono l’utilizzo della muscolatura delle braccia/pettorali (sollevamento di pesi, per lo più), si consiglia di attendere almeno quindici giorni prima di riprendere l’attività lavorativa. È, però,  indispensabile discutere con il chirurgo in modo più preciso la tempistica di ripresa del lavoro, esistendo molte variabili nelle mansioni svolte nell’ambito di ciascuna categoria di lavoro.
Saranno effettuate periodiche visite di controllo routinario fino alla completa guarigione delle ferite chirurgiche delle e a stabilizzazione del risultato.
E’ sconsigliata l’esposizione ai raggi ultravioletti (sole, lampade abbronzanti) per almeno due tre mesi dall’intervento.

Durata dei risultati
La durata dei risultati è di molti anni, anche se mai permanente, risultando variabile da soggetto a soggetto. I fattori che possono condizionarla possono essere legati a modifiche legate a variazioni di peso, gravidanze e invecchiamento.
Le protesi di nuova generazione hanno una durata indefinita nel tempo, anche se in alcune casistiche ne va valutata prudenzialmente la sostituzione dopo dodici/quindici anni .

Ancora dei dubbi?
Non esitare a contattare il Dr. Luciano Arturi.
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Studio Medico privato di chirurgia estetica
Via Giovanni da Verazzano, 46 – Torino
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